I solstizi e i due Giovanni

I solstizi

Solstizio d’Estate

Solstizio d’Inverno

Le feste dei due San Giovanni coincidono con i due Solstizi: la festa di San Giovanni Battista o San Giovanni d’Estate ricorre il 24 giugno e quella di San Giovanni Evangelista o San Giovanni d’Inverno il 27 dicembre.

La Gran Loggia di Londra venne costituita il 24 giugno 1717 e le Costituzioni di Anderson furono approvate dalla stessa Gran Loggia il 24 giugno 1721.

Secondo le Costituzioni del 1717 (art. XXII) la Gran Loggia deve riunirsi ogni anno nel giorno di San Giovanni Battista e la festa annuale delle Logge di Londra, del Westminster e dei dintorni deve essere tenuta ogni anno nel giorno di S. Giovanni Battista o di S. Giovanni Evangelista.

Le Logge dei tre gradi simbolici sono dette di San Giovanni e i due Santi erano patroni delle Gilde muratorie in Germania e in Inghilterra.

Relativamente ai solstizi, essi rappresentano i l dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole che segna nel corso dell’anno l’avvicendarsi delle stagioni e del ciclo della vegetazione. Lo stesso avvicendarsi di vita e morte, di luce e tenebre, si svolge nel ciclo giornaliero. Osservando che ad ogni morte del Sole, della luce e della vegetazione segue la rinascita, l’uomo deduce che gli tocca la stessa sorte per il valore universale delle leggi cosmiche. In tal senso i Solstizi acquistano anche per l’uomo significati in riferimento al destino della anima oltre che al naturale perpetuarsi della vita sulla Terra.

S. Giovanni Evangelista: Jacopo da Voragine, nella Legenda Aurea, composta verso il 1264, cita quattro privilegi concessi da Dio a S. Giovanni Evangelista: essere particolarmente amato da Gesù, essere la Parola della carne (avere la grazia della purezza verginale), ottenere la rivelazione dei misteri, essere incaricato di curarsi della Madre di Dio.

Essere il discepolo prediletto da Gesù conferisce a Giovanni una posizione, quasi di identificazione e di successione in rapporto al Sole nascente. Non a caso Cristo gli affida la Madre, simbolo della Materia Prima e del Principio femminile, ricettacolo e riflesso della Luce solare.

L’iconografia sacra presenta la Vergine e S. Giovanni ai piedi della Croce, l’una sulla sinistra (rispetto all’osservatore, ovvero a destra della Croce) e l’altro a destra: alla loro figure corrispondono il Sole e la Luna posti ai lati della Croce, in alto.

Anche il quarto privilegio, la rivelazione dei Misteri, si collega al Solstizio d’Inverno in quanto attraverso la Porta dell’Inverno il Principio spirituale può scegliere di scendere nel mondo manifestato, rivelandosi, cioè coprendosi di nuovi veli, ovvero di una forma percepibile ma misteriosa. L’Apocalisse, che in greco significa Rivelazione, è il testo della tradizione cristiana che, in forma simbolica e velata, comunica i misteri relativi al mondo e al suo destino.

Il Vangelo di Giovanni, che si apre con le parole In principio era il Ver bo, fa riferimento al principio della Creazione cosmica e si collega, in modo evidente, alla rinascita della Luce, all’inizio del nuovo anno .

Il collegamento con la rivelazione dei Misteri, rende S. Giovanni il simbolo dell’aspetto esoterico della tradizione cristiana ed in tal senso il suo rapporto con le Confraternite Muratorie appare fondato sull’antica assimilazione del concetto di Mistero alla pratica del Mestiere ed alla trasmissione dei suoi segreti operativi e sul riferimento ad una tradizione esoterica giovannita parallela alla tradizione ufficiale ed essoterica della chiesa di Pietro.

S. Giovanni Battista: il simbolismo solare del Battista sembra emergere nella frase: “Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me” “occorre che io diminuisca perché Lui cresca”, Il Sole che decresce dopo il Solstizio Estivo sarebbe rappresentato da Giovanni, il Sole che cresce nel semestre successivo al Solstizio Invernale, sarebbe rappresentato dal Cristo.

Inoltre l’identificazione da parte degli Ebrei di Giovanni il Battista con Elia, il Profeta rapito sul carro di fuoco il cui nome richiama il nome greco del sole, Elios, non fa che confermare il significato solare di Giovanni.

Secondo la Legenda Aurea il Battista veniva chiamato in rapporto ai privilegi: Profeta per la conoscenza, Amico dello Sposo per l’amore, Luce ardente per la santità, Angelo per la verginità, Voce per l’umiltà, Elia per il fervore, Battista per l’onore meraviglioso, Araldo per la predicazione, Pre-cursore per la preparazione della Via (in tal senso è detto anche Lucifero, Stella del mattino).

Emerge in queste definizioni sia l’aspetto solare del Battista (Luce ardente, Elia, sia il suo ruolo di araldo e precursore dell’avvento della Luce, per cui il Sole, nella fase discendente, si collega alla funzione mercuriale di guida delle anime attraverso le tenebre occidentali verso la rinascita della Luce.

Jacopo da Voragine nel citare le consuetudini popolari delle fiaccolate e delle ruote ardenti in onore di S. Giovanni Battista, correla, sulle orme di S. Agostino, le Natività di Giovanni e di Cristo con i Solstizi, e la loro morte con l’andamento ascendente e discendente del ciclo solare in quanto Cristo fu innalzato sulla Croce, mentre al Battista fu tagliata la testa che venne sepolta separatamente dal corpo.

Le feste del Solstizio Estivo, assegnano al Santo il ruolo di protettore dalle influenze malefiche, in quanto garante della rinascita della Luce nel momento in cui inizia la fase oscura del cielo annuale e più pressanti si fanno le minacce delle forze malefiche e tenebrose.

L’iconografia sacra presenta il Battista come un adulto, dalla lunga barba e dai capelli incolti, vestito di pelle di agnello. Il Battista impugna un’asta forma di croce o con un vessillo crucifero, emblema dell’asse cosmico e solstiziale; spesso punta il dito verso l’alto per alludere alla prossima venuta del Signore oppure indica l’Agnello, simbolo di Cristo, come Fuoco spirituale (Agni) e allusione al Battesimo con lo Spirito Santo.

I due San Giovanni: il rapporto fra Cristo e S. Giovanni Battista come le due metà ascendente e discendente del ciclo solare, trova il parallelo nel rapporto fra i due San Giovanni. L’Evangelista muore il 24 giugno perché in quel giorno il Sole inizia a decrescere, ma la sua festa è celebrata il 27 dicembre data della dedica della sua chiesa a Efeso, in quanto con la Chiesa significa la rinascita della Luce e del Verbo. Il Battista celebra la nascita al Solstizio d’estate, che l’Angelo del Signore annuncia come giorno di gioia in quanto, pur dando inizio alla fase oscura dell’anno, annuncia e prepara la via al prossimo avvento della Luce.

Nell’immagine giovane e imberbe dell’Evangelista emerge un volto bello e giocondo, simbolo del Solstizio d’Inverno, della Via ascendente e del Futuro, mentre nella figura del Battista si ripropone una faccia barbuta e accigliata in rapporto al Solstizio d’Estate, alla Via discendente ed al Passato.

L’espressione popolare di San Giovanni che ride e San Giovanni che piange si riferisce agli opposti significati attribuiti alle ai due solstizi e alle due metà dell’anno, benefica e favorevole la prima, triste e malefica la seconda. In molti tempi e molti luoghi ogni Tempio, pur essendo contenuto nei limiti architettonici, rappresenta il diagramma del Cosmo onde si può dire che si estende dall’Oriente all’Occidente e dalla Terra al Cielo e i riti si aprono simbolicamente a Mezzogiorno per chiudersi simbolicamente a Mezzanotte in rapporto al ciclo della Morte e della Rinascita della Luce.

I due Giovanni

 

Si definiscono “prologo” dell’Evangelo di Giovanni i primi diciotto versetti.

Sono i più importanti e quelli che hanno dato luogo ai più numerosi commenti.

Eccoli:

«In principio era il Logos ( il Verbo, la Parola ). E il Logos era con Dio ( o Theós ) e il Logos era Dio ( Theós ) . Tutte le cose sono state fatte da Lui . In Lui era la Vita e la Vita è la Luce . È la vera Luce che rischiara tutti gli uomini . Essa era nel mondo e il mondo è stato fratto grazie ad Essa, ma il mondo non l’ha conosciuta. È venuto nel mondo che è suo ma i suoi non l’hanno accolto; ma tutti quelli che l’hanno ricevuto ha loro dato il diritto di essere figli di Dio. E il Logos si è fatto carne ed ha dimorato tra di noi e noi abbiamo visto la sua gloria . È di Lui che Giovanni rendeva testimonianza allorquando gridava : È lui, quello di cui io dicevo: Colui che viene dopo di me è più grande di me. La ricchezza della sua grazia si è riversata su di noi, e noi tutti l’abbiamo ricevuta, perché la Legge è stata data da Mosè, ma la Grazia e la Verità sono venute da Gesù Cristo».

Questo Prologo racchiude i principali elementi della Gnosi gioannita cristiana.

Un primo insegnamento di una importanza considerevole ne consegue: il Logos, il Cristo creatore del nostro sistema solare, non è il Dio universale; il Dio onnipotente, il Dio dei filosofi, ma il Dio delle religioni solari, il demiurgo intermediario tra l’uomo e Dio.

Ciò risulta dalla distinzione fatta nel prologo, tra Dio supremo, designato da o Theós (il Dio) e il Logos, che è solamente Theós (un Dio). Presso i Greci si definivano “dei” gli esseri pervenuti ad un alto grado di spiritualità. Demetra era la “Madre degli dei”, degli iniziati, e alla fine dei Versi d’Oro , Pitagora ci dice che noi possiamo divenire degli Dei.

Nell’Evangelo di Giovanni, il Cristo non cessa di proclamare che egli non fa che compiere la volontà di Dio.

È il Concilio di Nicea che, nel 325 d.C., proclama la divinità del Cristo a maggioranza di voci. Le lunghe controversie furono intorno ai termini omoúios (simile) e omoioúisios (della stessa sostanza). Nel primo caso, Cristo essendo simile a Dio, non è Dio; nel secondo, egli si identifica con lui. Fu la seconda interpretazione a prevalere e la Chiesa , avendo così deificato il Cristo, ne fece la seconda persona della Trinità, il Figlio unigenito di Dio, eguale a lui e partecipe della sua onnipotenza, laddove le dichiarazioni del Cristo stabiliscono tra lui e Dio una differenzia essenziale, soprattutto là dove il brancolamento e le imperfezioni della creazione e dell’esistenza del male dimostrano che egli non partecipa all’onnipotenza divina. Condannato l’arianesimo , il Concilio di Nicea obbligò la dottrina esoterica di Giovanni a separarsi dalla Chiesa di Pietro. Questa si riallacciò sempre di più al Giudaismo, mentre quella di Giovanni restò fedele all’ellenismo.

Tale fedeltà si genera dalla convinzione, tipica del mondo dei greci, che esiste un secondo Dio intermediario tra l’uomo e il Dio supremo. E a questo secondo Dio che corrisponde il demiurgo di Platone, e a ciò egli dà il nome Logos.

Nel quarto Evangelo, il Cristo è presente non come essere venuto per riscattare il genere umano, ma come colui che porta agli uomini la luce e la necessità della rigenerazione.

Questo Evangelo non si adatterebbe quindi alle concezioni che rappresentano l’opera di Cristo come mezzo di conciliazione degli uomini con Dio, mediante il sacrificio della croce.

 

Il Battesimo

Il Vangelo giovannita inizia con il battesimo di Gesù.

Nell’antichità il battesimo si praticava con l’immersione totale. S’immergeva tre volte il neofita nell’acqua. si trovano ancora molti antichi battisteri con una conca riempita d’acqua. Oggi ci si contenta di versare tre volte qualche goccia di acqua sulla testa del bambino che si battezza.

D’altronde il battesimo era conferito agli adulti, dopo una preparazione più o meno lunga.

Nella chiesa primitiva, come presso gli Esseni, il battesimo rappresentava la purificazione necessaria per essere ammessi nella comunità.

Il battesimo è oggi conferito a dei fanciulli assolutamente incoscienti e si attribuisce a questo rito la virtù di riscattarli dal peccato originale e di evitare che se essi dovessero morire non siano eternamente privati della gioia del Paradiso. Tale pratica sconfessa, di fatto, lo stesso insegnamento cristiano che asserisce che la morte del Cristo ci ha riscattato dal peccato originale.

Ma allora, qual è il vero significato del battesimo del Cristo, l’evento più importante al quale tutto s’impernia?

Sicuramente dalla sua espressione simbolica rappresentata dalla discesa di una colomba nel momento stesso in cui venne battezzato. Questo avvenimento è narrato dai quattro evangelisti. La colomba simboleggia lo spirito. Il suo nome in ebraico è Jonah, che si avvicina al greco Jon che significa spiritualità.

Una prima colomba era discesa su Maria, all’annunciazione della nascita di Gesù; qual è dunque questa seconda colomba che discende su Gesù?

Si è detto: E’ lo Spirito Santo; qual è dunque questo Spirito? Bene, secondo taluni commentatori, è lo spirito del Cristo che si è incorporato nell’organismo di Gesù, destinato a servire da veicolo per tre anni. In effetti Giovanni battezza l’uomo Gesù.

Questo fenomeno d’incorporazione, di sostituzione di una entità spirituale ad un’altra, non è sconosciuta agli psichiatri moderni. Nel battesimo del Giordano Gesù fu adombrato dallo spirito del demiurgo per il quale il suo corpo era stato preparato. Allora cominciò la missione del Cristo, che durò tre anni.

Questo spiega il silenzio di Giovanni sulla Giovinezza di Gesù. Prendendo possesso del corpo di Gesù, il Cristo che è la vita, sviluppò la forza vitale di questo organismo, e per questo egli compì delle guarigioni. E si comprende anche la sorpresa della madre, dei fratelli di Gesù e di coloro che lo conoscevano da lungo tempo, vedendo compiere queste guarigioni, scegliersi dei discepoli e predicare.

L’Evangelo di Matteo (Cap. XIII) descrive la meraviglia degli scribi e dei giudei nell’ascoltare le parole del Cristo e nel constatare i suoi miracoli. Da dove viene egli dunque? Non è il figlio del carpentiere? Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda non sono i suoi fratelli? E le sue sorelle non sono fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?

In effetti è incomprensibile per essi aver conosciuto un Gesù che non predicava, né faceva miracolo alcuno, che viveva la vita di tutti e poi ritrovarlo improvvisamente trasformato. Essi non comprendono niente; sua madre e i suoi fratelli dicono: “Egli ha perduto i sensi!” Come mai questo figlio di carpentiere che per trent’anni ha condotto una vita oscura, comincia a predicare, rende la vista ai ciechi, recluta dei discepoli ed ammutina la folla. Cosa significa ciò? D’altra parte non è mai venuto nessun profeta dalla Galilea, dicono i Giudei. Questi lo considerano come un pericolo pubblico, perché egli vuole sostituire la religione di Mosè con una nuova religione. Questo scandalo non può cessare che con la morte dell’impostore.

D’altra parte Giovanni non poteva battezzare il suo creatore; ma egli aveva di fronte a Gesù una priorità; e questa priorità di Giovanni su Gesù che Leonardo, che era gioannita, ha messo in evidenza nei suoi quadri della Vergine delle Rocce e della Vergine della Fonte . Nel primo, che è al Louvre, Giovanni fa su Gesù un segno di benedizione, che Gesù riceve in ginocchio a terra con mani giunte; nel secondo Giovanni dà a Gesù il bacio iniziatico sulle labbra. Fino al battesimo del Giordano, Giovanni è al di sopra di Gesù; ma, dopo il battesimo, egli s’inchina di fronte al Cristo e dichiara che egli è indegno di sciogliere i lacci dei suoi calzari. Non è che dopo aver visto lo spirito del demiurgo discendere su Gesù, che Giovanni Battista dichiara “Questi è più grande di me!”.

Va da sé che, se si ammette che lo spirito di Cristo si è sostituito a quello di Gesù al momento del battesimo, il termine Gesù non dovrebbe più essere impiegato a partire da questo momento, ma deve essere rimpiazzato con il termine “Cristo” o Gesù Cristo.

 

La Natura del Cristo

Mentre i tre Evangeli detti sinottici fanno del Cristo il Messia atteso dai Giudei, l’Evangelo giovannita ci parla del Logos incarnato sulla terra, il quale è un intermediario tra l’uomo e Dio. Da ciò si può dedurre che:

•  Il Cristo non è il Messia atteso dai Giudei . I Giudeo-Cristiani fanno del Cristo il Messia annunciato dai profeti ebraici. Perciò due di questi Evangeli lo fanno discendere dal re Davide; ma la successione dei re d’Israele era da lungo tempo estinta e, d’altra parte, i Giudei non avendo riconosciuto Cristo come loro Messia (essi lo attendono ancora) lo fecero condannare a morte in quanto preteso re dei Giudei i cui insegnamenti erano in opposizione alla legge di Mosè. Al fine di identificare il Cristo nel Messia, i giudeo-cristiani non hanno esitato ad inserire nella vita di Cristo dei fatti destinati a fargli compiere le profezie dell’Antico Testamento concernenti il Messia. Ora, il Messia doveva dare ai Giudei il dominio sul mondo e Cristo non lo ha fatto.

•  Il Cristo non è il Dio supremo . Se il Cristo non è il Messia, non è nemmeno il Dio universale che regna sull’insieme del Cosmo. Del resto, come evidenziato nel Prologo , l’autore del 4° Evangelo lo qualifica Theòs , cioè un Dio tra gli Dei e non o Theòs , il Dio assoluto. E il Cristo stesso nel corso di questo Evangelo, non cessa di chiamarsi e a proclamarsi come l’inviato di colui che chiama Padre, il quale è più grande di lui e di cui compie la volontà.

Nel cap. V-19, il Cristo dichiara di non poter far niente da se stesso, ma solamente come agente del Padre celeste.

Nel cap. VI-43 dichiara di essere il solo ad aver visto il Padre.

Nel cap. IV-31 allorquando lo si invita a nutrirsi, egli risponde «Il mio nutrimento è che io faccia la volontà di colui che mi ha inviato e che io compia la sua opera».

Ed egli dice ancora: «Colui che non onora il Figlio, non onora il Padre che l’ha inviato» (V-23).

«Io non cerco la mia volontà, ma io cerco la volontà del padre che mi ha inviato» (V-30).

Nel medesimo capitolo egli ripete più volte che è stato inviato dal Padre (37-43): «Io sono venuto in nome di mio Padre» (V-43).

«Io sono disceso dal cielo per fare, non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha inviato» (VI-38).

«Non sono venuto da me stesso», dice egli nel cap. VIII-28, «ma colui che mi ha inviato è verità e voi non lo conoscete» (il Dio Supremo) «Ma io lo conosco; perché io vengo da parte sua ed è lui che mi ha inviato».

Dopo, al versetto 33, dichiara «Io starò ancora con voi per un po’ di tempo, poi me ne andrò da colui che mi ha inviato».

Nel cap. VIII-18, si trova: «Sono io che rendo testimonianza di me stesso e il Padre che mi ha inviato, mi rende anche testimonianza».

«Non faccio niente da me stesso, ma dico ciò che mio padre mi ha insegnato» (Cap. VIII-28).

«Colui che mia ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite» (Cap. VIII-29).

«Io dico ciò che ho visto presso mio Padre» (Cap. VIII-38).

Tutto quanto precede dimostra palesemente che egli si è messo al di sotto del suo Dio (il Dio supremo) che egli onora e di cui esegue la volontà.

 

La Cena

Ciò che vi è, senza dubbio di più bello, di più commovente, di più consolante nell’Evangelo di Giovanni, si trova tra i Capitoli XIII e XVII, quando Cristo, avendo riunito i suoi discepoli per un ultimo pasto, un’ultima agape, descrive l’ineffabile gioia che essi possono trovare nel suo amore. L’atteggiamento del discepolo preferito è significativo: Giovanni è coricato sul petto del suo Maestro. Vi è in questo gesto e nelle parole pronunciate allora da Cristo, lo sforzo esasperato del discepolo che tende verso una fusione con il suo Maestro, in cui si annichilisce la sua personalità, in un abisso ove essere e non-essere si confondono.

Con il cristianesimo giovannita, lo sforzo non tende a raggiungere direttamente il Dio Supremo inaccessibile, ma consiste nel divenire l’amico del Cristo. «Voi mi avete chiamato vostro Maestro e vostro Signore, disse, ed avete ragione, perché io lo sono» (Cap. XIII-13).

Si tratta di una iniziazione riservata: «Sono io che vi ho scelto» dice (Cap. XIV-16). Difatti Cristo, dividendo il pane con i suoi discepoli, dava origine al rito del compagnonaggio, che è senza dubbio l’antenato della massoneria. L’etimologia della parola “compagno” lo dimostra.

L’atto supremo di spezzare il pane e di versare il vino racchiude in sé il simbolo dell’amore, da una parte, e della conoscenza dall’altra.

Nello stesso tempo vi si trova l’origine di quella chiesa di Giovanni, che sarà la massoneria templare e cristiana.

Questa conoscenza concerne la natura di Cristo, i suoi costanti rapporti con l’umanità, che egli nutrì materialmente e spiritualmente.

 

L’Eucaristia

Dal rito della spartizione del pane e del vino, in cui secondo Luca, Cristo aveva detto: «Fate questo in memoria di me», deriva la messa cristiana, ma con la differenza che il pane eucaristico diviene il corpo di Cristo solo dopo queste parole del prete: «Questo è il mio corpo».

Ben differenti dalle attuali messe erano le riunioni dei primi cristiani, le agapi ove chi presiedeva divideva il pane con gli assistenti, dopo aver reso grazie, come fece Cristo, secondo Marco e Luca.

Secondo il più antico documento cristiano ecco quello che si faceva durante quelle riunioni: «Quando abbiamo finito di pregare ci baciamo l’un l’altro. Poi si porta a colui che presiede il pane, una coppa d’acqua e una di vino. Questi, prendendoli nelle sue mani, fa salire lodi e gloria verso il Padre di tutte le cose, nel nome di suo Figlio e dello Spirito Santo, poi indirizza a Dio una lunga azione di grazia, sui doni che egli ha voluto farci. Il popolo manifesta il suo assenso dicendo ” Amen “. Allora quelli che noi chiamiamo diaconi presentano a ciascuno degli assistenti il pane, il vino e l’acqua, sui quali sono stati pronunciati dei ringraziamenti, e li portano agli astanti . E questo nutrimento è chiamato presso di noi Eucaristia . E’ permesso parteciparvi solo a quelli che credono nella verità delle nostre dottrine, che sono stati lavati nel bagno rigeneratore e stabiliti per la remissione dei peccati e che vivono secondo i precetti di Cristo .».

Come si vede, l’Agape è un banchetto d’amore e il cui oggetto non era di commemorare la morte di Gesù ma di ringraziare Colui al quale si devono gli elementi essenziali della vita.

È solo dopo il IX secolo che si insegnò la transustanziazione , e passò ancora lungo tempo prima che si dichiarasse che questa trasformazione aveva luogo quando il prete pronunciava le parole: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue».

La parola “Comunione” significa “unire insieme”. Ma quando Cristo divise il pane tra i discepoli si proponeva di unirli a sé, perché egli vive in noi, o di unirli tra di loro? Sicuramente la seconda ipotesi perché conferma il supremo comandamento «Amatevi l’un l’altro»; dunque dividete gioie e dolori della vita come dividete il pane ed il vino. Ed è per un ricordo istintivo di questo consiglio che gli uomini si riuniscono in pranzi nei grandi atti della vita sociale ed anche politica.

Il magnifico cerimoniale completamente orientale delle grandi messe cantate, è ben lontano da quelle che erano le riunioni dei preti cristiani che si riunivano per pregare, per rendere grazia e dividersi il pane simbolo dell’Amore e il vino, simbolo della Conoscenza. I culti protestanti si sono visibilmente ispirati alle agapi cristiane dei primi tre secoli e così le cerimonie dei Catari.

Questi ripresero la tradizione della frazione del pane. Lo benedicevano senza segno di croce, e questo “pane frazionato sostituiva l’Eucaristia. Pensavano così di rievocare la Cena del Signore, ripudiando l’apparato cerimoniale della messa cattolica.

I “credenti” prendevano la loro parte di pane benedetto dai “perfetti” e lo portavano con loro. Questo pane si chiamava il “pane della santa orazione” e si prendeva quando si stava per morire.

La Chiesa romana li distrusse con ferro e fuoco, trattandoli da eretici.

Come i templari ed i Catari, i Compagnoni costruttori erano giovanniti.

 

La preghiera sacerdotale

Ci avviciniamo alla fine della missione di Cristo.

E’ giunta l’ora in cui i Giudei vogliono condannare a morte colui che essi considerano come un loro avversario e che li chiama «figli del diavolo .»

In questo momento solenne, il Demiurgo, ci dice Giovanni (Cap. XVII) offre al Dio Supremo, prima di far ritorno alla sua dimora celeste, il risultato della sua missione:

« Io non sono più nel mondo; io vengo a te e ti rimetto coloro ai quali ho mostrato il cammino della luce e della vita. Io ho fatto loro conoscere la tua esistenza, tu che sei il vero solo Dio, affinché l’amore con cui ti mi hai amato sia in loro e io sia in loro ».

Questa sublime preghiera, detta preghiera sacerdotale del Cristo, chiude definitivamente la sua vita terrestre.

Adesso comincia il dramma della Passione, poi la condanna a morte, seguita da qualche apparizione.

Lo spirito di Gesù, riprendendo possesso del suo corpo, per subire il supplizio della Croce, compì il supremo sacrificio che aveva accettato.

Se non sappiamo niente della sua vita prima del battesimo nel Giordano, e il racconto degli Evangeli sinottici di Matteo e di Luca (che riprodussero Matteo) non hanno reale valore, abbiamo nell’Evangelo di Giovanni le parole che egli pronunciò prima di spirare, parole che chiariscono i rapporti esoterici esistenti tra lui e Giovanni.

Coloro che identificano Gesù con il Cristo, ricevono da lui grazie, perché egli comprende la debolezza umana e sa come pochi sono capaci di separarsi dal bisogno di adorare l’involucro corporale che Cristo aveva penetrato per agire fra gli uomini.

 

Pietro messo in secondo piano

Come si è notato, è evidente che Pietro è messo in secondo piano nel quarto Evangelo, mentre gli altri tre gli assegnano il primo posto; posto che occupa anche nella Chiesa. Ma la Chiesa che gli è affidata, è la Chiesa esoterica , destinata alla moltitudine di coloro che sono incapaci di elevarsi a dei concetti filosofici e metafisici degli iniziati alla gnosi. Giovanni, in effetti, è il confidente del Cristo e si trova ai piedi della Croce negli ultimi momenti, mentre Pietro non vi si trova; e durante l’ultimo pasto egli appoggia la sua testa sul petto di Cristo.

Questa superiorità di Giovanni su Pietro nel quarto Evangelo, ci costringe a pensare che la Chiesa di Giovanni è chiamata a succedere a quella di Pietro, in ragione del progresso dello spirito razionalista e critico, al quale non bastano più gli insegnamenti e i dogmi contrari alla ragione, né le parabole infantili, e al fine di ricondurre il cristianesimo alla sua purezza primitiva, da cui i giudeo-cristiani l’hanno allontanata.

Giudaizzazione della Chiesa di Pietro

È bene attirare l’attenzione sul questa frase singolare del XXI capitolo, in cui Cristo dice a Pietro: «Quando tu eri giovane, ti sei cinto da te ed andavi dove volevi; ma, quando sarai vecchio, tu stenderai le mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vorrai».

Questa predizione può applicarsi ai tempi attuali: quando tu sarai vecchio, può designare la nostra epoca, ove la Chiesa di Pietro è vecchia e dove essa è condotta sulla via del giudaismo a tal punto che l’insieme del clero solidarizza con esso.

Si tratterebbe, dunque, di parole profetiche concernenti i tempi attuali?

E chi è, dunque, questo “altro” che l’ha condotto contro la sua volontà?

Nell’Epistola ai Galati II -11 , Paolo ce ne fornisce la spiegazione.

Pietro è ad Antiochia. egli mangia con i Greci, sorvegliato dagli emissari di Giacomo, il giudeizzante, che gli ingiungono in nome del loro maestro di ritirarsi. Pietro obbedisce. A partire da quel giorno egli fu schiavo di Giacomo, da cui si lasciava condurre, e lo seguiva contro voglia, e seguendolo trascinò su questa via altri discepoli. Marcione dirà : «Non ascoltateli, non ascoltate i vescovi loro successori. Uscite dal cristianesimo volgare che non è che una religione giudeizzante. Seguite il mio discepolo amato».

Nella stessa Epistola II – 14, Paolo si dichiara l’Apostolo degli incirconcisi e fa di Pietro quello dei circoncisi. Dichiara poi che ha domandato a Pietro, ad Antiochia, perché forzasse i Greci a giudaizzarsi.

Nei primi tempi del cristianesimo vi erano a Roma degli Israeliti, che costituivano una numerosa colonia. Flavio Giuseppe racconta che, nell’anno 66, erano necessari ai Giudei di Roma 256.000 agnelli per la Pasqua ; il che rappresentava circa due milioni d’Israeliti. Gli scrittori del tempo segnalano l’influenza delle idee giudaiche sui Romani. Persio parla di una festa per onorare il sabato e della circoncisione, come riti praticati dai Romani superstiziosi, ma è soprattutto Giovenale che protesta contro l’invasione di nozioni e pratiche giudaiche nell’educazione dei giovani Romani.

Egli compiange i fanciulli i cui genitori sono divenuti adepti del giudaismo; osservanti, dice, tutto ciò che Mosé ha trasmesso della legge giudaica.

La religione di certi giudeo – cristiani vi trovava un terreno ben preparato per la sua diffusione.

La religione di Cristo, sotto la loro influenza, prese a Roma un aspetto dispotico e autoritario, prescrivendo il libero esame ed anatomizzando coloro che mettevano in dubbio l’importanza della Bibbia di Mosé negando i suoi stretti rapporti con il Nuovo Testamento.

In quell’epoca la Chiesa di Pietro ebbe l’idea di fare della morte di Cristo un sacrificio, mentre essa doveva essere considerata come un’esaltazione, una glorificazione (Giovanni XII, 23 e XIII, 1 – 3) e nello stesso tempo come un simbolo, per la nascita di una vita nuova.

 

Le due Chiese cristiane

Fin dall’inizio del Cristianesimo esistono due Chiese cristiane: quella di Pietro e quella di Giovanni. Esse sono rappresentate a Roma da due basiliche; quella di san Pietro e quella di San Giovanni in Laterano; la prima riservata alle manifestazioni mondane e spettacolari; la seconda consacrata ai due Giovanni, è la vera cattedrale della cristianità. In essa hanno avuto luogo parecchi Concili e ivi Carlomagno fu proclamato imperatore.

Come si è detto la Chiesa di Pietro è la Chiesa exoterica che si rivolge alla folla. La Chiesa di Giovanni è la Chiesa esoterica i cui insegnamenti sono riservati ai capi, alle guide, ai pastori che marciano in testa alle greggi.

Ne abbiamo una curiosa indicazione assistendo alla messa e vedendo che il prete, dopo aver congedato i fedeli, con l’ ite missa est , legge, per lui solo, il Prologo del vangelo di Giovanni.

Fa qui un atto che lascia intendere che egli sa ciò che la folla ignora e si nutre di un altro nutrimento.

La Chiesa di Pietro è la giudeo-cristiana; quella di Giovanni, l’elleno-cristiana.

La giudeo-cristiana parte dall’idea che Cristo non è venuto per abolire l’Antico Testamento. I giudeizzanti non possono affrancarsi dalle nozioni israelite della legge esteriore e conservano l’idea del giudizio ultimo, seguito dal regno di dio sulla terra per 1.000 anni.

A questa concezione si oppone il cristianesimo ellenico di Stefano che rivendica lo spiritualismo universalistico di Cristo contro il gioco della legge mosaica e contro la Sinagoga; egli fu, d’altronde, lapidato.

Al di fuori di queste due correnti rappresentanti, una la Legge, l’altra la Fede, si colloca la corrente greca di Giovanni, alleanza tra misticismo, che dichiara che Dio è Amore, e filosofia speculativa, con Platone, Plotino, Clemente d’Alessandria, ecc., che considera che Dio è Spirito.

La Chiesa di Pietro rappresenta il principio autoritario, la Legge, la lettera; essa s’appoggiò sulla forza della Roma dei Cesari.

La Chiesa di Giovanni fu più libera, più speculativa, il suo linguaggio ricorda quello dei filosofi di Alessandria.

Come dice Coquerel « Roma adottò il cristianesimo giudaico, la gerarchia sacerdotale di Israele, il suo culto esteriore, la sua nozione di sacrificio. Così si formò il cattolicesimo che si attribuì il titolo di apostolico, aggiungendo la designazione di romano ».

San Paolo combatté la religione esteriore, egli è l’apostolo dei riformatori e dei protestanti. È in San Paolo che Lutero trovò il pensiero su cui poggiarsi: il giusto deve vivere per la fede e non per le pratiche esteriori.

Mentre i padri greci hanno amato e pensato, i Padri della Chiesa latina hanno coltivato il dispotismo. La fede in Gesù Cristo fu un mezzo per governare e al principio del IV secolo il cristianesimo romano divenne una potenza, essendo stato proclamato religione di Stato da Costantino.

I membri del clero godettero allora di numerosi privilegi. I costumi si addolcirono, i combattimenti dei gladiatori e i giochi del circo furono condannati; ma nel 382, la Chiesa di Roma decretò la pena di morte contro gli eretici. Questa decisione fu biasimata da Martino, vescovo di Tours, da Ambrogio, Agostino e Cristonomo, ma approvata da San Gerolamo e dal Papa Leone il Grande.

A partire dall’VIII secolo, la Chiesa di Roma tendeva a fare dell’Europa un vasto impero teocratico, sotto la sua dominazione. Pretendeva di nominare e deporre i re e gli imperatori (Clodoveo consacrato a Reims, Carlomagno a Roma; Enrico IV imperatore tedesco, dovette venire a fare ammenda onorevole al Papa, a Canossa). Essa perseguitava allora con rigore i delitti d’opinione qualificandoli eresia, sia con la scomunica che con la prigione, la confisca dei beni e la pena di morte.

Nel XIII secolo il Decretum di Graziano dichiarò che il mondo intero era sottomesso alla Chiesa di Roma, che aveva il diritto di mettere a morte gli eretici. Più tardi nel Messico si disputerà la questione di sapere se è lecito uccidere gli Indios che rifiutano il battesimo.

Il Papa Gregorio IX decretò la pena di morte sul rogo contro gli eretici. Egli affidò ai domenicani il compito di ricercarli e punirli; in Francia San Domenico promosse la crociata contro gli Albigesi.

Nel 1233 sessanta persone furono bruciate a Verona. In Germania perirono un numero considerevole di eretici.

Per quattro secoli l’inquisizione eliminò centinaia di migliaia di “oppositori” in ogni angolo del vecchio e del nuovo mondo.

Alla fine del sedicesimo secolo Giordano Bruno, che aveva osato considerare l’idea della pluralità dei mondi abitati, il che era contrario alla Bibbia, fu arrestato a Venezia. Egli restò sei anni in prigione, senza libri, senza carta, senza visite. Inviato a Roma su domanda dell’Inquisizione, fu ancora imprigionato per due anni, poi giudicato, scomunicato, e dato alle autorità secolari per essere punito “con tanta misericordia fosse possibile e senza versamento di sangue”, formula abominevole con la quale l’Inquisizione aveva l’abitudine di dissimulare la condanna al rogo. Egli fu bruciato venerdì 17 febbraio dell’anno 1600 in Piazza Campo de’ fiori a Roma.

Considerando come eretici i discepoli di Giovanni, la Chiesa di Roma li perseguitò con la scomunica, li imprigionò, confiscò i loro beni e li condannò alla morte sul rogo. Tali furono le sorti degli Ariani, dei Nestoriani, dei Templari, dei Catari, degli Albigesi.

La Chiesa di Giovanni è quella dello Spirito, che è Conoscenza ed Amore. Le idee di violenza non esistono presso di essa e un San Francesco d’Assisi (probabilmente giovannita) la rappresenta meglio che un San Tommaso, un San Domenico o un Torquemada.

Per questo la Basilica di San Pietro è orientata in senso inverso dell’orientazione tradizionale; essa guarda verso l’Ovest, e non verso il sol levante. Essa dà così le spalle alla luce.

La barca di Pietro, avendo rotto i legami che la riunivano alla Grecia e tramite quella al druidismo ed alla tradizione primitiva occidentale, si è riunita alla Bibbia mosaica; e come questa parola significa un insieme di pezzi diversi, così si è divisa in un mosaico di religioni che la rinnegano e non ne riconoscono la sua autorità.

Nel III secolo la Chiesa catara si separò da Roma; nel V secolo fu la chiesa nestoriana; poi la Chiesa ortodossa greca, russa, rumena, nel XVI secolo, la Chiesa protestante, con le sue numerose sette, che domina in Inghilterra, in Germania ed in America.

Così la Chiesa cristiana si è trovata divisa; e la sua fine si avvicina; perché tutto ciò che divide è chiamato a perire.

Per diciannove secoli, la chiesa di Pietro si poggiò sulla genesi di Mosè, ha insegnato ed imposto con la forza, quando disponeva del potere temporale, la credenza nella priorità della terra nell’universo e la sua posizione geocentrica, e che il sole e le stelle erano stai creati per illuminarla. Essa ha combattuto l’evoluzionismo e la pluralità dei mondi abitati, ha insegnato che non vi era una sola vita, seguita da un’eternità di felicità nel cielo o di sofferenze nell’inferno; che nel corpo umano vi erano solo due princìpi, l’anima ed il corpo; che gli animali, non possedendo l’anima, non erano che delle semplici macchine. Essa ha insegnato che il Cristo è il Dio supremo. In conflitto con la Scienza, ha dovuto da qualche tempo abbandonare una parte dei suoi insegnamenti, per tentare di accordarsi con le scoperte scientifiche; ma si è in diritto di dubitare della sua infallibilità, perché essa si è sbagliata, e della sua moralità perché ha fatto mettere a morte quelli che essa chiamava eretici.

La Chiesa di Giovanni, che fu sempre perseguitata da quella di Pietro, non ha alcun crimine da rimproverarsi; essa si è nettamente separata dalle dottrine mosaiche, e coloro che ne hanno fatto parte erano i veri servitori di Dio ed i veri discepoli di Cristo. Il loro evangelo, l’Evangelo di Giovanni, è senza dubbio il Vangelo della Conoscenza e dell’Amore.

La Chiesa di Giovanni resta il solo asilo nel quale possono rifugiarsi coloro che attendono una religione veramente tradizionale, capace di soddisfare sia la loro intelligenza, sia la loro sensibilità; sarà quella l’era nuova dell’Acquario.

 

________________________

 

I brano I due Giovanni è stato liberamente tratto dal:

Vangelo esoterico di S. Giovanni di Paul Le Coeur – Bastogi Editore

 

(N.d.R.) Arianesimo: dottrina del prete alessandrino Ario, morto nel 336 d.C., considerata eretica dalla Chiesa romana, in quanto caratterizzata dall’affermazione che solo il Padre può considerarsi veramente Dio (non generato, non creato, eterno ed immutabile), e dalla conseguente negazione della divinità del Figlio.

(N.d.R.) Logos: vedi nota 5.

(N.d.R.) Compagno : dal lat. medioevale companio – onis , composto di cum «insieme con» e panis «pane» – propriamente: colui che magia il pane con un altro .

(N.d.R.) Agape : dal greco a g a p h , amore.

(N.d.R.) Didaché : manoscritto scoperto nel 1883 nella biblioteca greca di Gerusalemme.

(N.d.R.) Astante : chi è presente in un luogo.

(N.d.R.) Eucarestia : dal lat. tardo eucharistia , gr. ecclesiastico e u c a r i s t i a – propriamente: riconoscenza, rendimento di grazia.

(N.d.R.) Transustanziazione : dal lat. medioevale transubstantiatio – nella teologia cattolica la totale conversione della sostanze del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo.

(N.d.R.) Exoterica : dal lat. tardo exotericus – Esterno, palese, pubblico