CRMportrait.jpg - 3732 Bytes IL MISTICISMO DELL’ARCO REALE
Tratto dal IL MISTICISMO DELL’ARCO REAL del V.Fr. Mannasseh P.M. passato all’Oriente Eterno
London Grand Rank – London Grand Chapter Rank
Lodge No. 3549 (Old Bradfield);
P.Z., Chapter No. 2233 (Public Schools)
1027 (Shanghai Tuscan), 2060 (La France)
Tradotto in italiano dall’originale inglese da
il Fr. Filippo Graziani
Lodge No. 2687 (Italia), London, UGLE

PREFAZIONE

Il titolo di questo scritto non vuole significare che il misticismo della Massoneria sia confinato solamente all’Arco Reale e che pertanto non ve ne sia nei gradi del Craft. Al contrario, come il primo principale comunica al candidato appena esaltato nell’arco reale, il grado appena intrapreso non è altro che il completamento del terzo grado del Craft. Perciò si deduce come il primo sia una parte integrante del secondo e, dunque, la conclusione del suo insegnamento mistico.

Io ritengo, come sarà esposto piu’ avanti, che vi sia un eccellente ragione per separare la cerimonia dell’Arco Reale dai tre gradi del Craft (gradi azzurri) dato che i gradi azzurri ci guidano attraverso le esperienze della nostra vita terrena mentre l’Arco Reale cerca d’iniziarci al Grande Mistero della Vita ultraterrena.

E tanto quanto la morte non è la fine della saga dell’Uomo, così il terzo grado azzurro altro non è che la fine del nostro cammino Massonico. Infatti, il candidato è “elevato da una morte simbolica” ma è lasciato in un Limbo della non-conoscenza, dicendogli che “i genuini segreti di un maestro massone furono perduti con la morte del nostro maestro H.A.”.

Tuttavia, al candidato sono dati dei “segreti sostitutivi”, una sorta di filo di Arianna, una guida attraverso il labirinto che misticamente indica la transizione (attraverso χαίρος e non χρόνος) fra la vita sulla terra e l’aldilà. E’possibile ritrovare lo stesso insegnamento nella mitologia – Teseo nel labirinto di Creta – e nei e misteri greci (Eleusini), come in circa tutti gli altri scritti mistici (La nuvola della non-conoscenza, la scura notte di S.Giovanni della Croce, ecc.).

 

Se l’Arco Reale non fosse una parte integrante del Craft, quest’ultimo sarebbe un insegnamento incompleto. Infatti, il suo ruolo sarebbe puramente allegorico e non mistico, dato che l’essenza di un insegnamento mistico è di concedere all’uomo uno sguardo su cosa si cela dopo la morte e di mostrargli la sua intima connessione con cosa si cela prima della morte: difatti la nascita e la vita sono inesplicabili tanto quanto la morte.

NASCITA

L’istruzione nel misticismo della Libera Muratoria inizia con il primo grado dove tutti i simboli indicano la nostra introduzione all’μοίρα quale il Grande Architetto dell’Universo ci ha chiamato. Il nostro stato in quel momento, uno dei due grandi momenti mistici della nostra vita, è fissato nelle nostre menti dalla nostra preparazione prima della cerimonia [i] e dal ritornello del rituale durante la cerimonia che entriamo nella vita “poveri e spogliati di tutto, in uno stato d’indigenza assoluta”.

LAVORO

Il secondo grado si riferisce simbolicamente alla vita di lavoro e fatiche che si estende dalla nascita alla morte. Sottolinea inoltre che il progresso, che dobbiamo seguire durante la fase materiale della nostra esistenza, sia da identificarsi essenzialmente nell’innalzamento del livello della Materia, pertanto l’importanza relativa della Scienza, che occupa il piu’ alto grado del lavoro materiale. Persino l’Altissimo è denominato in questo grado Grande Geometra dell’Universo.
E’ rattristante che la massa dell’umanità non-iniziata e persino molti massoni non concepiscano che il progresso scientifico dovrebbe sempre e solo essere diretto verso il disegno finale, ossia il progetto del Grande Geometra dell’Universo.

MORTE

“…quando grazie a tale contemplazione essa vi ha condotto attraverso gli intricati sentieri di questa vita mortale, essa vi istruisce infine su come morire.”
Mi chiedo in quanti realizzano in che modo il rituale del terzo grado simbolizzi da vicino il χαίρος o “momento” della morte. Coloro i quali sono stati vicini alla morte hanno testimoniato di aver rivisto tutta la loro vita passare davanti agli occhi: allo stesso modo il rituale ricapitola tutta la vita massonica prima di portarci attraverso le “porte dell’aldilà”.
Quindi siamo elevati, ma lasciati in uno stato di disorientata confusione: dove andiamo da qui? Ossia da quello stato di transizione che secondo il libro dei morti tibetano dura 49 giorni? Ci è appena data una tenue direzione, e non è fino all’esaltazione nell’arco reale che la rivelazione finale completa la nostra resurrezione.

INTRODUZIONE

L’arco reale cerca di comunicarci un immagine della vita dell’aldilà. La certezza della sua esistenza è fissata nella nostra mente dalle nostre tradizioni, educazione e crescita, così come da una sorta di sesto senso corroborante l’idea comune che la vita sulla terra, con tutte le sue tribolazioni, sarebbe priva di significato se non ci fosse alcuna forma di esistenza o vita dopo di essa.
Comunque, immaginare la vita dopo è estremamente difficile. Nessuno è stato attraverso la morte, od è stato in grado di dirci come era: chi potrebbe comunicare l’impressione dell’odore di una rosa a qualcuno che non ne ha mai annusata alcuna? Pertanto dobbiamo basarci sulle parole dei mistici visionari; e la prova che questi racconti hanno qualche fondamento di verità, persino se incomprensibile a noi, giace nella similitudine dei loro racconti dove la vita nell’aldilà è una forte integrazione o comunione con l’Essere Supremo, in qualsiasi modo esso sia chiamato: יהוה, Brahmah, Allah, Іησοΰ, Cristo.
Ogni mistico ha testimoniato questa re-integrazione con la fonte di tutte le creazioni, il מלכות della Kabbalah, e qualcuno di loro è stato così fortunato di vedere tutto in una visione. Senza rivelare alcun segreto dell’Arco Reale posso dire che, per me, questo è cio’ che questo grado illustra attraverso il suo simbolismo.
Il suo rituale cerca di re-integrarci con il Vero e Vivente Iddio Altissimo, nello stesso modo con cui il rituale del Craft cerca di integrarci con la nascita, vita e morte spirituale. Questa re-integrazione con la Suprema Fonte ed Essenza puo’ essere ottenuta solo attraverso un unione mistica.

DEFINIZIONE

Prima di procedere oltre, ritengo che la parola “misticismo” debba essere definita cosi’ da chiarire il significato attribuitogli quando è collegato all’arco reale, o ad altro rituale esoterico. Il dizionario inglese Chamber definisce “misticismo” come un “abitudine e tendenza del pensiero religioso e del sentimento di chi cerca diretta comunione con Dio o il Divino”: in altre parole quello che i Buddisti chiamano “Nirvana” ed i cristiani la “comunione dei santi”.
Devo inoltre avvertire il lettore che questo articolo non è un pronunciamento autorevole. Come in tutti gli scritti mistici, siano essi di Santi, di Kabbalisti o Dervisci, o di coloro i quali semplicemente aspirano al misticismo, si tratta puramente di una comunicazione personale, cosi’ personale che a qualcuno di voi con un differente passato ed esperienze potrà non fare suonare le stesse note e determinare una simile comprensione[ii]. Tuttavia a qualcuno potrà pizzicare le corde giuste e svegliare quell’alito Divino che tutti abbiamo e che ci permette di sentire ancora – o forse per la prima volta – quella “ferma piccola voce”[iii] (1 Re, xix, 12) che per la maggior parte di noi è cosi’ silenziosa, cosi’ frequentemente silenziosa.
Pertanto questo articolo non è un pronunciamento ex cathedra Arcani Regalii, ovvero una citazione autorevole della cattedra dell’Arco Reale del capitolo del quale faccio parte, ma il de profundis spiriti mei, in altre parole, dalle mie emozioni e sentimenti. Pertanto così deve essere considerato.

RITUALE

Per quei lettori che non sono maestri muratori, una breve spiegazione del rituale dell’arco reale, senza rivelare impropriamente, deve essere fatta, se si vogliono comprendere piu’ chiaramente i prossimi paragrafi. Tuttavia, si deve specificare subito che una completa comprensione da parte del lettore non sarà ottenuta fino all’esaltazione in un capitolo ed in particolare dopo il passaggio attraverso gli scranni dei tre principali. Persino il candidato è informato che i segreti completi dell’arco reale non gli saranno comunicati e che una completa comprensione del grado non si avrà finché non sarà passato attraverso quegli scranni.
Come nei gradi del Craft vi è una preparazione – benché sia piu’ verbale che connessa alla vestizione – prima della cerimonia. Il modello dei gradi del Craft è seguito con l’affidamento di una parola di passo che porta al grado, dopo la quale la cerimonia culmina nell’esaltazione del candidato, in cui difatto il grado è conferito con la comunicazione della Ineffabile Parola che fu persa tradizionalmente al tempo in cui il terzo grado è stato originalmente avvenuto e susseguentemente riscoperta, secondo la tradizione massonica, al tempo in cui la prima cerimonia dell’arco reale fu condotta. Susseguentemente tre letture sono presentate al candidato da ciascuno dei tre principali, e corrispondono grossolanamente all’esortazione dopo l’iniziazione, la seconda tavola di tracciamento e la storia tradizionale, che sono date rispettivamente nel primo, secondo e terzo grado del Craft.
La prima lettura è la lettura storica, che dipinge la storia della prima massoneria e dei primi massoni, alcuni dei quali sono menzionati nella massoneria del Craft, come Re Salomone. La seconda lettura è la lettura simbolica che puo’ essere comparata alle spiegazioni degli attrezzi del grado nei tre gradi fusi in una unica, con l’eccezione che gli attrezzi sono differenti. La lettura simbolica, infatti, è una trasposizione nella vita ultraterrena delle letture sugli attrezzi di lavoro di questa vita. Pertanto ha un suo simbolismo che mira, secondo la mia opinione, ad innalzare i sentimenti e le emozioni del candidato verso i sentimenti e le emozioni superiori (cfr. Fig. 2). La terza lettura è chiamata lettura mistica ed è l’apoteosi di questo grado. E’ il momento in cui il primo principale spera d’innalzare l’intera assemblea di compagni, il Sanhedrim, nella visione ed unione mistica con il Vero e Vivente Iddio Altissimo. Questa è l’importanza della lettura mistica, ed è un peccato che al giorno d’oggi tanti principali recitino questa lettura a memoria e siano solo preoccupati di conoscere la giusta sequenza di parole[iv], anche se possono depauperare le parole di significato grazie alla scorretta punteggiatura e dall’assenza di enfasi nei punti cruciali. Lo stesso si puo’ dire, anche se in misura minore, delle altre due letture che virtualmente sono le uniche performances degli altri due principali nella cerimonia.
Non ostante la piccola parte verbale del primo e secondo principale, l’arco reale è un vero e proprio triumvirato, nello stesso modo in cui le logge del craft sono autarchiche: il maestro venerabile dirige la loggia da solo, nel senso che ha pieno potere e non gli è richiesto di consultare i suoi sorveglianti; i tre principali inevce dirigono insieme coralmente, tre in uno, come una trinità. Questo nuovamente è simbolo dell’essenza trina della Divinità, come sottolineato dalla letteratura mistica di tutte le religioni, persino nelle strette fedi monoteistiche ebraica e mussulmana (vedi lo Zohar, un lavoro kabbalistico, e vari scritti sufi).
Infatti era solo fino a poco tempo fa che l’intero rituale dell’arco reale era interamente eseguito in tre: all’inizio di questo secolo[v], solo i tre principali e molti ex Primi Principali formanti gruppi di tre potevano presenziare all’apertura di un capitolo; nessuna esaltazione poteva essere eseguita a meno che non si avessero tre candidati. Al giorno d’oggi, la “guida” del candidato ed il suo assistente (equivalenti ai diaconi nella massoneria del Craft) impersonificano gli altri due candidati, avendo (il candidato, ndt) la seconda parte piu’ importante del rituale. Se ci sono due candidati allo stesso tempo, la “guida assistente” non partecipa, preservando la trilogia. L’importanza del simbolismo della trilogia dimostra che l’arco reale si relaziona con il nostro rapporto con Dio, nello stesso modo in cui il Craft si relaziona con il nostro rapporto con l’Uomo – questo è infatti citato nel rituale – e speriamo che il simbolismo della Parola, che finalmente viene ritrovata in questo grado, ci possa portare piu’ vicini alla VERITA’ finale: Dio è Verità.
Io mi scuso con i massoni dell’Arco Reale per questo noioso preambolo, ma potranno avere trovato in queste spiegazioni una chiarificazione di quello che per loro dovrebbe essere conoscenza comune ma che per il maestro muratore non esaltato è un mistero non ancora svelato.

STORIA

Molti massoni dell’arco reale conoscono le parole della lettura mistica del Supremo Grado del Capitolo del Arco Reale di Gerusalemme, ma mi chiedo quanti si siano soffermati a considerare le implicazioni che si celano dietro il titolo dato a questa lettura dagli ideatori di questo rituale. La prima lettura data da J., la lettura storica, è auto-spiegante: narra la storia, seppur allegorica, dello sviluppo delle tre maggiori fasi della massoneria tradizionale. Dico “allegorica” in quanto, che sia stato voluto o meno dagli ideatori del rituale, riassume le tre maggiori scoperte del monoteismo nella ricerca dell’uomo per una vera religione o per una verità religiosa:

1. DIO, il Magnificente Spirito, il Creatore.

ONNIPOTENTE
אלחים

L’ELHOIM del primo comandamento proclamato a Mose da lampi e fulmini, fuoco e fiamme, che ha ispirato il nostro primo gran maestro ad esclamare: “TEMERAI il Signore Dio tuo” (Deuteronomio vi,13)[vi]. Questo è il Dio del “Magnificat”.

2. DIO, il Santissimo, il Re, Il Giudice

ONNISCENTE
אלשדי

EL SHADAI che in realtà è scritto con le lettere in ebreo che significano il SANTISSIMO.
Questo è il DIO della vendetta, il Dio che punisce ma allo stesso tempo il dio saggio che ha inspirato il nostro secondo Gran Maestro, Re Salomone, nel suo giudizio, ed allo stesso tempo la PAURA di chi si è inspirato ai proverbi di Salomone, ma questa volta con una differenza che indica un marcato progresso teologico o spirituale: non è piu’ una paura cieca, ma una paura saggia.

3. DIO, il Personale, pieno di grazia, l’Eterno, il Buono.

ONNIPRESENTE
יהוה

Il grande “io Sono” ed ancora il Dio dell’amore , Dio il padre, il perdonatore dei peccati, che ha portato il nostro terzo gran maestro “Zorababele” fuori dalla cattività per rimetterlo nel trono dei suoi padri, lo stesso che ha detto alla sua gente amata, attraverso le parole del profeta Haggai: “io SONO con voi” . (Haggai i, 13).

SIMBOLISMO

La seconda lettura detta da H. Anche la lettura simbolica è auto-spiegante. Narra di tutti gli ornamenti del capitolo, mobili ed immobili e spiega il loro simbolismo. Ancora una volta, è interessante notare che “Misticismo” come definito dal vocabolario, soggiace a questa lettura, dato che la maggior parte di esso si basa sul simbolismo della divinità. Nella maggior parte di questa lettura, questo soggetto è appena toccato: si fa appena un riferimento alla “parola sacra”, eppure è l’anticipazione della lettura mistica, non solo ne è la prefazione ma puo’ essere interpretato con sette Scuole di rivelazione mistica, distribuito lungo quattro differente sezioni della lettura.
1. Il misticismo preistorico della grotta (Cromagnon ed altri) ed il misticismo Eleusino della Germinazione (ossia I misteri della Natura) come suggerito dalla volta e dal suo sacro contenuto.
2. Il misticismo Kabbalistico, come evidente nella disposizione delle luci, ed il sigillo di salomone nel Gioiello indossato dai compagni.
3. Il misticismo pitagorico e neo-platonico, entrambi contenuti brevemente nei 5 corpi platonici e piu’ dettagliatamente nella triangolazione delle luci e nella geometria della tripla Tau e del Gioiello.
4. I due famosi misticismi che in fatti appartengono molto probabilmente all’unica Scuola, perché sono cosi’ evidentemente simili da considerarsi identici, ossia il misticismo ebraico della visione di Merkabah di Ezechiele (Ezechiele, capitolo 1), ed il misticismo cristiano della visione dell’apocalisse di San Giovanni (Rivelazione, capitolo 4). Entrambi hanno la stessa visione mistica della Shekinah ossia la Divina Immanenza che cavalca una carrozza incandescente ed infiammata, tirato da quattro bestie angeliche: l’uomo, il leone, il bue e l’aquila (Ezechiele 1,10 e rivelazione 4,7), gli emblemi della benedizione patriarcale, che furono successivamente disegnati sulle insegne delle quattro tribù che controllavano rispettivamente le colonne di Sud, Est, Ovest e Nord nella marcia, accampamento e battaglia durante l’esodo (Numeri, capitolo 2). Cfr. Fig. 1

TRADIZIONE

Sembrerebbe appropriato segnalare a questo punto che la cerimonia dell’Arco Reale consiste nella Fase Mistica delle cerimonie del Craft, come osservata in molte religioni e vista in tutti i misteri attraverso i tempi; e come in molte religioni e misteri, si riferisce alla Resurrezione, o Rinascita o Rigenerazione in uno stato spirituale superiore dopo la nostra morte materiale, come descritta nel terzo grado del Craft, che segue la vita lavorativa di un uomo, rappresentata nel secondo grado, preceduta dalla nascita materiale, illustrata dalla nostra cerimonia d’iniziazione.

La stessa sequenza si trova nel Libro esoterico di Enoch, nel libro dei morti tibetano ed egiziano, nei misteri di Eleusi, nelle novelle delle molte vite di Gautama e Budda, in entrambe le versioni del misticismo ebraico kabbalistico ed Hassidico, nel Platonismo e Neo-Platinismo, nella liturgia Cristiana (es. la Messa) e nel misticismo Sufi dell’Islam (come esemplificato dalla danza rituale dei Dervisci Mevlehvi o roteanti). Tutto questo dimostra la fantastica unità e lo scopo comune delle religioni e dei misteri esoterici del mondo durante la storia.
Benché sia conoscenza comune che le religioni principali nel mondo contino milioni, persino centinaia di milioni di adepti, è raramente conosciuto, nello scettico emisfero occidentale, che i rituali e misteri esoterici contino migliaia di iniziati in Oriente, dai veri Fakiri e Yogi fino ad i monaci buddisti tibetani. Nel vicino Oriente, l’Islam ha i Sufi e Dervisci, quest’ultimi non ostante il pressoché costante tentativo di tutti governi di spazzarli via. In Occidente ci sono i poco conosciuti “circoli privati” di alcuni maggiori ordini monastici Cattolici, Greci ortodossi e Russi ortodossi; ma al contrario dell’Oriente che è ancora prolifico, l’unico mistero che ancora prospera nella società occidentale è la Libera Muratoria il quale misticismo, invece di essere innalzato, è stato soppiantato purtroppo da virtù più materialistiche e terrene ed il quale rituale significa men che meno alla stragrande maggioranza dei suoi piu’ ardenti ed eruditi esponenti.
Se le maggiori religioni del mondo mostrano una sorprendente similarità nello scopo, quando si considerano le mistiche piu’ illuminate, come S.Teresa di Avila, Abraham Abulafia or Ibn Arabi, per citare tre dei piu’ rappresentativi visionari delle tre religioni monoteistiche ad origine comune, o come quando si leggono lavori come le Upanishads, l’I Ching, Il Bagavad Gita e lo Zohar, appartenenti a culture ed a tipi di essere umani cosi’ differenti, si è colpiti dalle similarità delle Idee e dalle rappresentazioni utilizzate per descrivere la Deità.
Questo da solo dovrebbe essere una prova sufficiente della unicità di Dio. Purtroppo, la enorme difficoltà di materializzare quello che puo’ essere solo una rivelazione spirituale della Shekinah o Divina Immanenza, ha reso sia i mistici che i loro detti piuttosto incomprensibili agli altri uomini. Per questo motivo molti di essi furono sottoposti a martirio perché cosi’ incompresi da passare per eretici all’interno della loro stessa fede, la stessa fede in cui cercavano cosi’ fortemente di instillare una nuova e piu’ vigorosa linfa. Il trattamento piu’ gentile a cui erano destinati i mistici era la derisione: la sottile linea di demarcazione che separa il mistico ed il genio con il lunatico.

MISTICISMO

Quando si arriva alla vera e propria lettura mistica, detta da M.E.Z., si raggiunge la seconda apoteosi del grado (la prima è ridare la luce al candidato, che simbolicamente gli da una piena realizzazione della sua resurrezione dall’intermediario materiale delle mani del P.S.). Il misticismo della prima lettura è elementare, superficiale; appena una sintonizzazione sulla corretta lunghezza d’onda. Corrisponde alla parte del corpo di un uomo che è normalmente sintonizzata sul livello superiore, la volontà di Dio, per la quale ragione l’uomo non ha controllo su di esso – mi riferisco all’ “istinto di movimento”, le funzioni del corpo autonome come la digestione, metabolismo, circolazione, ecc.
Il misticismo della seconda lettura è piu’ profondo, la lunghezza d’onda, ora sintonizzata è anche amplificata. Qui, la dissertazione mistica dell’Altissimo è piu’ penetrante con analogie alla Merkabah ed alle visioni Apocalittiche. Scopo di questa lettura simbolica è di trasferire il candidato dal comune centro emotivo (Fig. 2) al suo piu’ alto centro emotivo – spazio n°5- attraverso quello che Aldous Huxley chiamo’ “le porte della percezione” (Huxley era solito utilizzare Mescalina ed acido lisergico per questo scopo) .
In fine, la cerimonia raggiunge il suo crescendo nella lettura mistica e, come se i nostri corpi fossero realmente sintonizzati, raggiungiamo il punto di risonanza. Per questo, le tre parti, che possiamo piu’ o meno controllare, devono essere sincronizzate in perfetta ATTENZIONE, ossia il nostro corpo, le nostre emozioni e la nostra mente. Questo è cio’ che la letteratura mistica cerca di raggiungere per noi cominciando con il corpo: il primo terzo di queste letture concerne infatti il misticismo dei segni e delle penalità dell’arco reale, che sono entrambe allegorie fisiche illustrate da azioni corporee dal maestro e dall’allievo (M.E.Z. ed il candidato).

PENITENZA

Il primo segno ci dice di separare la nostre mente, ossia il nostro intelletto dal processo. L’intelletto normale o logico – spazio n°3 – che è l’unica funzione che la civiltà occidentale puo’ controllare propriamente, è grossolanamente sovrabusuato. E’ utilizzato per funzioni che non gli competono. Il primo commando non sarebbe necessario ad oriente. Questa infatti è stata la punizione di Adamo: il frutto proibito mangiato proveniva dall’albero della sapienza. Perché non scelse il frutto dell’albero della vita? Era già in possesso delle proprietà elementari – al contrario delle credenze popolari occidentali, il bambino appena nato è pienamente conscio, COSCIENTE, SVEGLIO, ma senza conoscenza non puo’ raggiungere i benefici della coscienza. Il peccato è che noi, in Occidente, quando proviamo ad instillare la nostra conoscenza ad un infante, non ostante da prima automaticamente, poi inconsciamente ed infine quando siamo spiritualmente addormentati, lo mandiamo a dormire e lo rendiamo incosciente come noi: questa è la punizione delle colpe dei padri menzionata nel primo comandamento (Esodo, 20,5). Non ci vogliono molti anni ad un bambino per raggiungere il nostro Essere, del quale il VLS dice: “per coloro che hanno occhi e non vedono; per coloro che hanno orecchie e non sentono”. Questo è menzionato otto volte nell’antico testamento (sei volte in Isaiah) e quattro volte nel nuovo testamento (Matteo, Marco, Paolo, Atti).
Quindi il primo segno ci consiglia forzatamente di limitare il nostro intelletto and il secondo segno ci dice che, chiudendo il nostro intelletto con la mano sinistra, dobbiamo dare ascolto al nostro cuore (o le nostre emozioni) nella maniera dei primi padri cristiani, la mistica della “Philokalia”. Ciò permetterà al nostro Essere di passare nella stanza n° 4 e di gettare un primo sguardo alla Shekinah che ci accecherebbe se realmente potessimo farlo, e quindi la necessità di imitare il nostro Gran Maestro Mose’ coprendoci gli occhi. Questo segno inoltre implica che dovremmo guardarci dentro anziché esternamente come solitamente si è soliti fare: la “lieve e decisa voce” [vii] è dentro di noi, non al di fuori.
Il terzo segno implica che abbiamo raggiunto il punto del “non ritorno”, in cui l’agonia della nostra nuova illuminazione diviene insopportabile e preghiamo l’Onnipotente di aiutarci ad attraversare “le porte della percezione”. Adamo ha ricevuto la sua conoscenza, dopo aver mangiato il frutto, in un modo tanto veloce ed indigeribile che ha dovuto pregare l’Onnipotente di rimuovere il dolore.

Questo si potrebbe fare soltanto rimuovendo la fonte dell’indigestione, ossia il nostro presente stato d’ignoranza che possiamo superare lavorando duramente; e sembra che siamo capaci di farlo soltanto a livello materialistico: scienza e tecnologia. Lo stesso destino in cui cadde Adamo ha fatto impazzire molti uomini che, emulando il loro primo antenato, hanno provato a “rubare” la Luce di Dio (i Greci lo chiamavano il Suo Tuono o il Suo Fuoco) cercando delle scorciatoie per raggiungere un livello spirituale piu’ alto di quello per cui erano stati preparati dai loro sforzi e comprensioni: in Oriente si narra dell’allievo che giunse ad una fine non felice utilizzando gli insegnamenti rubati dal suo Guru, prima che quest’ultimo lo giudicasse fisicamente e mentalmente pronto per imparare. E attraverso i cinque continenti, si narra tristemente di rovina e di miseria portate dalla cattiva gestione di molteplici farmaci; purtroppo, oggi, persino il motivo per prendere dei farmaci non è più tanto elevato di quello che ispirò il primo uomo.

RISVEGLIO

Il segno Esortatorio è spiegato bene nella lettura rituale e non ha bisogno di ulteriori commenti, salvo che mostra molto chiaramente il nostro stato d’animo nella stanza n°4: non possiamo fare niente e dobbiamo lasciarci portare attraverso questa fase dalla Grazia Divina. Allo stato del nostro progresso spirituale, i nostri sforzi o esperienze precedenti ci hanno lasciato troppo deboli per svegliarci e salire alla stanza n° 5 senza l’aiuto Divino.
Se proviamo a fare qualche cosa per conto nostro, raggiungeremo soltanto un risultato negativo che ci getterà nuovamente dentro le emozioni negative della stanza n° 2; e se cadiamo da là, l’impatto sarà molto più grande (questo era il fato degli angeli caduti) di quando cadiamo giornalmente nel nostro basso livello di sviluppo spirituale. Questo spiega l’alto numero di mistici caduti che sono divenuti religiosi bigotti e pericolosi eccentrici, contagiando l’umanità con la loro negatività, alterando, distorcendo e misinterpretando, a volte criminalmente, la verità Mistica; il V.S.L. è solitamente il principale obiettivo e strumento della loro misinterpretazione.
Naturalmente, come in tutte le apoteosi, la sezione della lettura Mistica sui segni, finisce con la visione delle visioni e quindi nel segno di Fiducia dell’uomo che è entrato nella stanza n° 5 della sua più Alta Emozione e vede la Shekinah nella pienezza della sua Gloria materiale – materiale soltanto, perché siamo ancora al livello del corpo: il primo terzo, se vi ricordate, della lettura Mistica è stato disegnato per elevare il corpo attraverso le stanze della “Casa dell’Uomo”. Ciò è il primo passo dell’entrata nel regno di cielo, o almeno, il più vicino possibile da questa terra. Una luminescenza gloriosa ci illumina interamente, e benché prostrati davanti al nostro creatore, il nostro corpo è così leggero ed etereo che non precipitiamo, ma rimaniamo in questa posizione e gioiamo nel calore beatifico della Divina Incandescenza. Questo è il primo passo nella vita terrena della Comunione dei Santi, l’integrazione parziale qui sulla terra dell’uomo, il Microcosmo, con il suo dio, il Macrocosmo. Il progresso della creazione, lanciata nell’Evoluzione dalla volontà di Dio, ha raggiunto il suo altro confine della perfezione ed il suo ultimo scopo, con l’involuzione da un atto della libera volontà concessa dal creatore alla sua creatura umana che ora comincia il viaggio di ritorno ripido ed arduo nuovamente verso la Fonte di vita e di conoscenza, da dove si era diffuso originalmente.

CONTEMPLAZIONE

Le seconda e terza sezione della lettura Mistica sono strettamente collegate l’una all’altra e la prima è una specie di introduzione alla terza. Infatti, l’intera composizione della lettura Mistica ricorda un sonata ed in particolare, quella in DO minore di Beethoven, conosciuta comunemente come Sonata al chiaro di Luna. La prima parte sembra essere un tema indipendente; il secondo, un breve interludio ad un passo più rapido, pone l’ascoltatore nel giusto stato della mente per ricevere il tempestuoso cromatismo del terzo e finale movimento.
Dopo aver preparato il nostro corpo dalla prima sezione della lettura Mistica, che denominerò la sezione Penitenziale o Ascetica, possiamo girarci verso l’interno e guardare la nostra anima, la sede delle nostre emozioni. Il movimento introspettivo è simboleggiato da una discesa nella camera sotto la volta e, in questa sezione comincia immediatamente con un descrizione dell’altare, il suo centro. In questa seconda sezione, che denominerò la sezione Contemplativa, la lettura Mistica è breve: dopo tutto, il silenzio perfetto, sia verso l’esterno che l’interno, sarebbe il metodo ideale di raggiungere il risultato voluto di invertire il senso dell’Attenzione, ossia seguendo la testa che indica verso l’interno della freccia a doppia testa dell’Attenzione Perfetta (Fig. 3), come concepita così brillantemente da Gurdjieff e spiegato da Ouspensky, J. G. Bennett e da altri discepoli che hanno insegnato la sua filosofia. Tuttavia, in un rituale che trasporta il suo simbolismo attraverso la parola, una pausa di circa due minuti e mezzo – il tempo necessario ad enunciare questa parte correttamente – sarebbe tanto incompatibile quanto un ipotetico secondo movimento della stessa durata completamente silenzioso in una partitura a tre come la sopramenzionata sonata. Rovinerebbe inoltre il suo scopo (specialmente con l’uomo occidentale per quale il silenzio completo è portatore di distrazione piu’ che tendente alla contemplazione) giudicando dalle nostre abitudini educative e perfino sociali come “mandare un uomo a Coventry”[viii], il silenzio è usato in occidente perfino come efficace mezzo di punizione. Di conseguenza, quello che dovrebbe essere una pausa da riflessione sul sé per aspettare di sentire la “lieve e decisa Voce”[ix] è stato riempito di un picchiettio fastidioso che aumenta gradualmente fino al primo crescendo della terza sezione Apocalittica.

APOCALISSE

La seconda sezione suppone che la nostra mente sia stata quietata nella prima (primo o segno penale) e che il nostro corpo sia già nella sala n°5. Quindi prende le nostre emozioni dalla stanza n°2 alla stanza n°4, conducendoli delicatamente alla soglia della porta della stanza n°5 e, quando l’anima ricongiunge il corpo in quest’ultima stanza, raggiungiamo l’apoteosi ossia la Rivelazione della terza sezione, che ho denominato la sezione Apocalittica della lettura Mistica e, in verità, di tutta la cerimonia e del grado stesso.
Quando il corpo e l’anima sono entrambi nella sala n°5, lo spirito discende su noi dalla stanza n°6 e ci trasporta là per rivelarci l’Immanenza Divina che abbiamo dentro noi. Ogni scrittura mistica in tutte le religioni e misteri culmina nella stessa rivelazione del nome Divino. L’unica variazione è nel nome in se, che è foneticamente adattato alla lingua del posto ed ispira la piu’ grande elevazione a quella razza di uomini per i quali quella religione o mistero è la guida della loro vita e comando del loro Creatore. Per il cristiano occidentale, è il Cristo dell’Apocalisse di San Giovanni. Per il cristiano ortodosso,è la ’Ιησοΰς della Philokalia. Per il Mussulmano è Allah. Per il Buddista Tibetano è il nome delle 7 Devas, Per i primi indo-europei della civiltà sanscrita, era l’Om. Per i seguaci di Zaratustra, è Baal (che è divenuto Bul o Bal nel nostro rituale). E per gli Ebrei è Jah, e più completamente, il nome Mistico compitato nelle quattro lettere ebraiche del Tetragramma: הוהי
Tutti questi nomi sono stati anche chiamati Mantra e, con l’eccezione dell’ultimo, sono pronunciati ripetutamente, a volte come una litania, a volte con volume crescente fino al punto di urlare il nome Sacro, come è pratica presso i Dervisci Bektashi, o dei Dervisci urlanti, dai quali ranghi venivano solitamente selezionati i Giannizzeri e le truppe speciali dell’impero Ottomano (erano sette milioni nel 1820, prima che fossero prese delle misure per sopprimere il più grande e rilevante ordine del mondo cristiano, anche se fu il Sultano a dare il nefasto ordine per la loro estirpazione). Questo è stato il modo per arrivare alla Comunione Divina nella mistica di tutte le religioni, tranne che per gli ebrei Kabbalisti e Hassidici. Infatti, noi abbiamo familiarità con la litania Cristiana Occidentale:

Signore pietà
Cristo pietà
Signore pietà

La chiesa orientale utilizzò la “Preghiera del cuore” dei primi padri della Philokalia:
’Ιησοΰς, ́Ύιός Θεού, χύριε έλέϊσον
(Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me)

La litania Sufi: “Allah Akhbah.” (Dio è uno)

KABBALISMO

Il Kabbalista o ebreo Hassidico si è trovato di fronte ad un problema: come tutti gli Ebrei – e come accennato nella seconda tavola di tracciamento nel Craft – era proibito pronunciare il Grande, Terribile, Tremendo ed incomprensibile nome dell’Onnipotente, tranne forse una volta all’anno durante il Kipur, il giorno dell’Espiazione. Di conseguenza, egli ripiega sugli Attributi dell’Altissimo. Ed ogni scuola di kabbalismo ha le sue preferenze su attributi e nomignoli. Per esempio, Abraham Abulafia e molti altri kabbalisti meditarono sui tre versi famosi del quattordicesimo capitolo del Esodo, i versi 19, 20 e 21 che, nell’ebreo, hanno 72 lettere ciascuno. Il kabbalista legge questi tre versi in ebraico, normalmente ed al contrario, quindi alternando il primo verso normalmente ed il secondo al contrario ed il terzo di nuovo normalmente. Vieppiù le 72 lettere di ogni verso sono state unite in 72 gruppi di tre lettere, ossia le prime tre, le seconde tre, ecc. e questi gruppi di tre lettere formano 72 parole che sono divenute i 72 nomi del Grande Sanhedrim Celeste, gli Arcangeli del Sanhedrim che sempre accompagnano la Gloria della Shekinah nelle sue visite nel mondo terreno.

םהירחאמדמעיוםהינפמןנעהדומעעסיוםהירחאמךליולארשיהנחמינפלךלההםיהלאהךאלמעסיו

הלילהלכהזלאהזברקאלוהלילהתאראיוךשחהוןנעהיהיולארשיהנחמןיבוםירצמהנחמןיבאביו

םימהועקביוהברחלםיהתאםשיוהלילהלכהזעםירקחורבםיהתאהוהיךלויוםיהלעודיתאהשמטיו

Fig. 4. The Shemahamphorash ossia i 72 Nomi di Dio nel suo Grande Sanhedrim Celeste

I suddetti caratteri ebraici spiegano, nell’originale, i versi 19, 20 e 21 del quattordicesimo capitolo del libro dell’ESODO. Ogni verso ha esattamente 72 lettere. Nessun spazio è stato lasciato fra le parole in modo che i 72 nomi mistici formati raggruppando verticalmente e verso il basso una lettera per ogni verso si potessero riconoscere più chiaramente. Per fare il testo, da destra a sinistra in ogni linea, più leggibile, ciascuno parola separata comincia con una lettera maiuscola. L’unica eccezione è nell’ultimo verso che contiene il nome di Dio di 4 lettere (JHVH); questo è scritto tutto in maiuscolo e la parola precedente a sinistra è scritta tutta con lettere minuscole (ossia senza l’iniziale maiuscola come le altre parole) per distinguerla dal Nome.

La traduzione in inglese di questi tre versi nella versione autorizzata del vecchio Testamento[x] si legge:

  1. L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro.
  2. Venne così a trovarsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.

21*. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero.

*NB L’ultimo di questi tre versi forma parte del nostro rituale

Per concludere, hanno avuto le dieci Sephiroth dello Zohar, di cui le primi tre sono state denominati la trinità santa della Kabbalah. Tutti insieme formano parte della visione Zoharica conosciuta come “l’Albero della Vita” e comincia in realtà prima della prima Sephira (la corona suprema) con l’incomprensibile Ain Soph (la Parola); ciò non è neppure un attributo perché è quel qualcosa del Santissimo che ha così poco collegamento con la sua creazione materiale che non può neppure essere afferrata dagli impulsi elettrici più sensibili del cervello dell’uomo. Successivamente seguono le dieci Sephiroth propriamente dette, in ordine di crescente di connessione con la Sua Creazione materiale, fino a che non concludiamo con Malkuth, l’universo, o Dio nella Sua Creazione. Ho evitato di proposito di usare la parola “materialità” in relazione agli attributi Sephirotici del Santissimo, perché il significato di fondo che esprime quella parola, nella mente dei Kabbalisti, è stato completamente frainteso ed ha condotto molti rabbini ortodossi ma non mistici, cosi’ come degli studiosi non ebrei, ad etichettare il Kabbalismo dello Zohar come Panteistico: la decima Sephira, Malkuth, non è il tutto della creazione in sè ma lo spirito di Dio, lo Spirito Santo che è il primo motore della creazione.

 

Pertanto, neppure Malkuth stesso è realmente materiale e dovrebbe essere tradotto come Cosmo, nell’antica accezione greca della parola, e non universo, nell’interpretazione scientifica moderna di quella parola. Malkuth non è più materiale che l’alito che il Santissimo ha espirato in ciascuno di noi per darci la vita, come ha espirato nelle narici di Adamo (genesi II, 7) per alzarlo da polvere ad uomo.

È inoltre degno di nota il modo sottile in cui gli attributi divini o Sephiroth sono organizzati in crescente ordine di relazione spirituale con il mondo materiale che insieme creano: La corona suprema, la saggezza, l’intelletto, la misericordia, la severità o giustizia, la bellezza o compassione, la resistenza o eternità, la maestà o gloria, la fondazione o fonte, il regno o l’universo.

 

ILLUMINAZIONE

 

Questi sono solo alcuni esempi degli usi mistici dei nomi Divini e, nel rituale dell’arco reale, abbiamo un altrettanto buon esempio cosi’ come in ogni scuola esoterica attaccata; o dovrei dire “distaccata” da una religione terrena. Non abbiamo bisogno di ulteriore prova per dimostrare che il paragrafo che espone la Parola sul Cerchio è un momento puramente mistico, tranne che ricordarci che altro non è che una ripetizione e prolungamento dell’ottavo verso del primo capitolo della rivelazione di San Giovanni, dato che quell’intero libro del nuovo Testamento è apocalittico o mistico. In questo Z. prova ad “esaltare” il suo neofita, ossia a comunicargli un senso della visione mistica, o della comunione che ha avuto con la Shekinah alla sua stessa esaltazione e, successivamente, alla sua cerimonia di installazione che oggigiorno è così abbreviata da essere irriconoscibile.

La descrizione della parola sul triangolo ci guida ancora attraverso una serie intera di scuole esoteriche di misticismo ed infine il mantra sviluppato sulle tre lettere dell’alfabeto ebraico costituisce un ottimo metodo per raggiungere uno stato fisiologico del corpo e stato psicologico mentale tale da facilitare il raggiungimento della visione mistica, o (come gli psichiatri moderni definirebbero) un’allucinazione schizofrenica in uno stato di catalessi o epilessia, a seconda che colui che ha la visione rimanga tranquillo, o ruoti intorno come i Dervisci o uno dei primi Quaccheri.

 

GIUDIZIO

 

Sono il misticismo e le sue visioni, le urla violente o incoerenti di uno schizofrenico affamato di sesso (Freud), la inutile e debole fame di umanità, come il mondo occidentale materialista ed i suoi psichiatri le definirebbero? O è il primo passo, qui in questa vita sulla terra, della nostra re-integrazione nella forza creativa da dove abbiamo avuto inizio, dopo la resurrezione nell’aldilà? È la degradazione dell’uomo al di sotto del livello dell’animale oppure è il suo elevarsi momentaneo, oltre le tre dimensioni visibili e la dimensione temporale del mondo materiale, alla seconda e terza dimensione del tempo; eternità e hyparxis, che sono la quinta e sesta dimensione dell’universo? Dopo tutto, quest’ultima concezione è quella di un brillante matematico e fisico quale Raynor C. Johnson, M.A., Ph.D., D.Sc. che il mondo materialista occidentale lo considera così sano di mente da farlo Master del Queen’s College all’Università di Melbourne.  È la vendita dell’anima al diavolo ed alla dannazione eterna, come i nostri antenati lo definivano per i malati in un manicomio ?  O è la più alta forma di salvezza eterna, l’unica e reale comunione con Dio, mentre siamo ancora in vita su questa terra?

Lascio a ciascuno di voi la risposta su questo più grande di tutti i dilemmi spirituali ma, prima che vi facciate un’idea, lasciami avvertirvi che, a meno che non abbiate avvertito mai qualche cosa di natura mistica, persino un semplice assaggio, vuoi utilizzando i vecchi metodi ortodossi o le moderne scorciatoie quali la mescalina o l’acido lisergico come Aldous Huxley e gli indiani messicani fanno, o vuoi utilizzando altre abitudini quali i pericolosi oppiodi orientali, non c’è modo con cui si possa formare un opinione su questo argomento, perché il misticismo o le richieste dell’uomo al suo creatore sono così personali che nessun di noi puo’ vicariare i benefici dell’esperienze provate da altri, a meno che s’impari da essi la via per ottenere e realizzare quell’esperienza noi stessi.

Questo può essere quello che gli autori del nostro rituale hanno provato ad insegnarci. Se la massoneria, ed in particolare l’Arco Reale, non solo hanno significato ma sono per noi piu’ che un semplice modo di esprimere un codice etico e morale tramite un ridondante litania incomprensibile; o un metodo infantile per riempire il nostro ego facendo appello alla nostra vanità interiore, per ottenere dei sussidi finanziari per cause tanto intrinsecamente degne che nessun artificio dovrebbe essere necessario; o peggio ancora se la massoneria è per noi una semplice scusa per fuggire dal nostro lavoro, le nostre famiglie e mogli alla sera per avere una serata di piacere dimenticandoci gli affanni e le preoccupazioni attraverso l’allegria amichevole di fratelli che alle agapi di così tante logge e capitoli, non riescono a pensare di meglio che gettarsi dei boquet verbali l’un l’altro e darsi pacche sulla spalla; se la Massoneria e l’Arco Reale in particolare significano per noi molto piu’ di questo, allora riconosciamo, seppur silenziosamente o incoerentemente, la realtà e il potere del misticismo, come pure il buono che può realizzare per noi, individualmente e come confraternita; e, attraverso noi, per l’umanità profana nel suo insieme elevandola uno o più scalini sulla scala della consapevolezza e del risveglio di Giacobbe attraverso la comunione con il Signore Dio l’Altissimo, e l’integrazione trascendentale finale della creatura umana con il suo Creatore Divino nella vita che verrà.

 

BIBLIOGRAFIA

Al di là della mia esperienza e delle percezioni personali su questo soggetto, sono grato alle seguenti fonti di informazione per, fra le altre cose, fatti ed idee che ho citato:

 

The V.S.L. and in Particular:

The Pentateuch, with commentaries by Dr. Hertz.

Ezekiel, Isaiah and Revelation.

The Koran

The Ten Principal Upanishads

The Bagavad Gita

The Dhammapada and sayings of Gautama the Buddha

The sayings of Lao Tzu

The Analects of Confucius

Prehistoric Religions, by E. O. James

The I Ching

The Scriptures of the Dead Sea Sect

The Sepher Ha Zohar (The Book of Splendour)

Jewish Mysticisms, by Gershom G. Scholem

The Holy Kabbalah, by A. E. Waites

The Wisdom of the Kabbalah; Edited by D. D. Runes

Various commentaries of Martin;Buber on Hasidic Texts

The Secret Sayings of Jesus; or apocryphal gospel according to St. Thomas

Writings from the Philokalia, translated by Kadloubovsky and Palmer

The Egyptian Book of the Dead

The Occult Arts of Ancient Egypt, by Bernard Bromage The Teachings of the Magi, by R. C. Zaehmer

The Larousse Encyclopedia on Mythology

The Mysteries of Eleusis, by George Meautis

The Dialogues of Plato

Religious Platonisms, by J. K. Feibleman

The Tibetan Book of the Dead

Tibetan Yoga and Secret Doctrines, by W. Y. Evans‑Wentz.

Various books and publications on the Yogas, Tibetan Esoteric and Zen Buddhism

Sufism, by A. J. Arberry

The Wisdom of Israel, by Lewis Browne

The Wisdoms of India and China, by Lin Yutang (2 books)

Wisdom is One, compiled by B. W. Huntsman and published by John M. Watkins

Mysticism, by F. C. Happold

All the published and some unpublished works of G. I. Gurdjieff

All the published works of P. D. Ouspensky, M. Nicoll and R. Collin

All the published works of J. G. Bennett and his lectures on Christian and Sufi Mysticism

All the published works of J. W. Dunne

The Imprisoned Splendour, by Professor Raynor C. Johnson

Nurslings of Immortality, by Professor Raynor C. Johnson

Watcher on the Hill, by Professor Raynor C. Johnson

The Doors of Perception, by Aldous Huxley

Heaven and Hell, by Aldous Huxley

Mind, Perception and Science, by W. Russell Brain

The Nature of Experience (a Riddell lecture), by Sir Russell Brain

What is Life, by Schrödinger

Man the Unknown, by Dr. Alexis Carrel

Man the Known and Unknown, by J. L. Davies

What man may be, by G. R. Harrison

The Future of Man (a Reith Lecture), by Professor Medawar

Physics and Philosophy, by Heisenberg

The Genuine Secrets of Freemasonry, by W. Bro. Rev. F. de P. Castells, P.G.Ch.

Various Transactions of the Dormer Masonic Study Circle

Various Writings of C. G. Jung

 

N.B.    Molti libri spuri scritti da, ritengo, autori disorientati (i ciechi che conducono i ciechi!) sono stati inoltre una fonte di ispirazione nel ricordarmi più decisamente della difficoltà della Via ed i trabocchetti terribili e caotici che si trovano da qualsiasi parte, così da guidarmi attraverso i loro avvertimenti inconsci ed involontari tanto quanto le vere illuminazioni ottenute dalle loro direttive coscienti

 

 

Questo lavoro è cortesia del figlio dell’autore :

  1. Bro.Andrew Manasseh

IPM, Lodge of Friendship no. 206 (London),

St. Andrew’s Lodge no. 1046 (Surrey)

H., Southall Norwood Chapter no. 4868 (Middlesex)

[i] E’ abitudine nelle logge inglesi dare ad i candidati prima della iniziazione i brani della cerimonia affinché possano conoscere a memoria le parti dove sono direttamente coinvolti.

[ii] MANASSEH cerca in questo parte, di non facile traduzione in italiano, di rimarcare l’importanza della soggettività della comprensione del pensiero e dell’esperienza mistica.

[iii] “still small voice”è la voce di Dio, 1KINGS 19:11,12. laddove dio appare ad Elia non come fuoco o terremoto ma come un “lieve e decisa voce”. Nella Bibbia CEI è spesso tradotta come mormorio del vento.

[iv] Magari…

[v] Inizi del 1900 per chi legge

[vi] Bibbia ed. ufficiale CEI ed. PIEMME 1995

[vii] Vedi nota 3.

[viii] “sending a man to coventry” inteso come quella pena per cui un soggetto che avesse compiuto atti nefasti fosse escluso dalla società: nessuno gli avrebbe piu’ rivolto la parola.

[ix] “still small voice”è la voce di Dio, 1KINGS 19:11,12. laddove dio appare ad Elia non come fuoco o terremoto ma come un “lieve e decisa voce”. Nella Bibbia italiana è spesso tradotta come mormorio del vento.

[x] In realtà in questa traduzione è stata utilizzata, di proposito, la Bibbia CEI vers. Ufficiale dato che non è possibile tradurre una versione ufficiale di una lingua ad un’altra senza alterare l’importanza delle parole scelte.

NOTA DEL TRADUTTORE

 

Il “lavoro” di Manasseh, non è facilmente traducibile. Questa difficoltà è dovuta a 2 motivi. In primis, l’utilizzo di un inglese non immediato con vocaboli arcaici e costruzione letteraria poco ortodossa e secondariamente la complessità dei temi trattati. La traduzione ha pertanto posto numerose scelte. In particolare si è voluto mantenerla il piu’ aderente possibile al testo originale per non generare, con l’interpretazione del pensiero, un gioco di varianti che potrebbe allontanare dagli scopi principali in un mondo, il nostro, dove la Parola è divina.

Per questo motivo I passi riferiti al VLS sono stati tradotti con I corrispettivi della Bibbia versione Ufficiale CEI 1979. Infatti un ulteriore traduzione dall’inglese all’italiano avrebbe alterato troppo il significato voluto dall’autore. Pertanto si suggerisce al lettore di fare riferimento sempre al testo originale in inglese per le parti inerenti il VLS.

Da ultimo è necessario avvertire il lettore che la seguente NON è una traduzione professionale né, in tutta onesta, ha la pretesa di scimmiottarla.

 

Sinceramente e Fraternamente

Filippo Graziani